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Ascoltando Raimond Panikkar: Amare è conoscere aprile 7, 2016

Filed under: Uncategorized — B. @ 9:53 am
“Una delle metafore che spesso ricordo è quella della finestra. Noi tutti vediamo il mondo dal nostro particolare punto di vista. Vediamo il mondo attraverso una finestra. Più pulita è la finestra, meno vedo il vetro e la finestra. Più sono in sintonia e amo ciò che vedo, non vedo la mia finestra ma vedo attraverso la finestra. Ho bisogno di qualcuno che mi dica: vedi attraverso una finestra”. Raimond Panikkar
 
E anch’io posso dire all’altro: “anche tu vedi attraverso una finestra”. E allora possiamo scambiarci le nostre osservazioni. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Io vedo attraverso la finestra e non posso dire che non vedo ciò che vedo attraverso la mia finestra. Io non vedo attraverso la finestra del mio vicino. Ma se amo il mio prossimo – il che penso non sia male – allora ascolterò la descrizione di ciò che egli vede e dirò “io non vedo la stessa cosa perché vedo attraverso la mia finestra, ma sento che tu mi dici che c’è dell’altro”. Allora scopro che l’altro, il mio vicino, non vede allo stesso modo che vedo io. Ma allora scopro che anch’io non vedo tutto il mondo. Ricordiamo che San Paolo dice che la fede viene dall’ascolto. Io sento l’altro che mi dice qualcosa sul mondo o sulla realtà che lui vede e che io non so. Allora scopro che il mondo è più bello di quanto pensassi.
 
Credevo che la mia vista abbracciasse tutto, ma ora “tu” mi dici che c’è dell’altro, che può piacermi o meno, ma che è un arricchimento, una sfida. E qui incomincia il dialogo inter-religioso. Tu dici ciò che vedi, ciò che credi, ciò che sperimenti e nello stesso tempo ascolti l’altro che ti racconta altre storie, altre credenze, altre esperienze. E così entriamo in dialogo”, Raimond Panikkar
 

“Abbi misericordia di me signore perché sono povero e unico”. Se io non scopro la mia unicità, la mia dignità – dice Rainond Pannikar – chi lo potrà fare? Quello che posso fare io non lo farà nessuno e resterà un buco nella realtà per sempre. Ognuno di noi è unico, non è un numero”. Parole folgoranti quelle di Raimond Pannikar, che ci ricordano quanto sia inutile darsi tanta importanza visto che siamo 7 miliardi di persone su questo pianeta, ma quanto sia invece fondamentale ricordare a noi stessi che siamo unici, perché non esiste un altro essere umano uguale a noi.

Quando ci troviamo di fronte ad un’altro essere umano e ci mettiamo in ascolto , possiamo fare l’esperienza che ci ricorda Raimond Pannikar: il mio prossimo non vede e non sente il mondo come me, la mia esperienza non è la sua esperienza. I miei pensieri non sono i suoi pensieri, così come il suoi comportamenti, i suoi bisogni, le emozioni che lo attraversano, le sue convinzioni o credenze.

L’ascolto è il centro di ogni relazione. Se ascoltiamo in profondità e riusciamo ad entrare nel mondo del nostro vicino o compagno, anche la nostra esperienza si arricchisce e la nostra visione del mondo si allarga e si amplia. Nasce una relazione, un’esperienza nuova, che non esisteva prima. Entrare in contatto con l’altro rende allo stesso tempo tangibile la nostra unicità perché diventiamo consapevoli che la nostra percezione del mondo è unica. È grazie all’altro che possimo dislocarci, spostarci dal nostro centro per acquisire una visione della realtà più ampia, confrontare le nostre credenze,  mettere in tensione i nostri punti fermi e spesso irremovibili.

Isolamento e solitudine ci confinano nelle nostre identificazioni e ci soffocano nel nostro punto di vista. Ascolto, contatto ed empatia ci aprono all’atro, al dialogo e alla relazione. Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanistica, ci ricorda che l’ ascolto è già terapeutico. È nella relazione, infatti, che possiamo capire chi siamo veramente, fare l’esperienza di essere visti, amati e ri-conosciuti. La relazione è un rispecchiamento che trasforma entrambi, ci permette di confrontare la nostra “mappa del mondo”, ci consegna un altro punto di vista su noi stessi.

E cosa significa amare? Amare vuol dire entrare in contatto profondo con l’altro, essere disposti a conoscerlo, a capire il suo modo unico e irripetibile di vedere il mondo per metterlo in tensione con il nostro, entrare in contatto risonante con i suoi sentimenti ed emozioni. Qui inizia un tipo conoscenza “unitiva” della relatà che non ha nulla a che vedere con la comprensione per separazione del pensiero logico e calcolante inaugurato dalla scienza moderna da Bacone in poi, un tipo di pensiero che separa e che seziona la realtà con “il bisturi del chirurgo” procedendo per divisione e frammentazione, un tipo di pensiero che vuole controllare e dominare la realtà più che entrare in intimità con i suoi misteri

“La scienza moderna – e va sottolineato mederna – è perversa […] perché ha pervertito anzitutto il senso stesso della parola ‘scienza’. […] Scienza è conoscenza piena […] Significava sempre questa specie di abbraccio, unione e comunione con la realtà […] Scienza è quella capacità dell’essere umano di entrare in comunione con la realtà” (1).

Come sostiene Eugenio Borgna “Non c’è, del resto, un pensiero che possa fare a meno di un background emozionale, perché la ragione astratta, la ragione radicamente de-emozionalizzata, non coglie se non alcuni aspetti del reale, del reale divorato oggi dalla tecnica, e non quelli che, indicibili e inconoscibili, fanno parte integrante del modo di sentire e vivere di ciascuno di noi” (2).

La ragione pura e senza mescolanza emozionale “è fonte per sua natura di assoluta e necessaria pazzia”, come ribadisce sempre Borgna citando lo Zibaldone di Giacomo Leopardi, perché “le emozioni dicono quello che avviene in noi, nella nostra psiche, nella nostra interiorità, nella nostra anima” (3). Anche le emozioni, le intuizioni e le passioni sono forme di conoscenza, “categorie rivelatrici del senso e del destino dell’esistenza” (4).

E la sofferenza, come sostiene Simon Weil nei suoi meravigliosi scritti, è la prima delle passioni. Ed è allora mai possibile liberarsi dalle nostre passioni, controllare e dominare le nostre emozioni? Forse la soluzione è “accoglierle nel nostro cuore e ritrovare in esse il cammino misterioso che porta verso l’interno” (5).

Questo cammino misterioso verso la nostra interiorità ci apre allo stesso tempo alle “ragioni del cuore” e all’orizzonte di una conoscenza più completa della realtà, che ci consente di cogliere il senso di quello che l’altra persona prova e vive dentro di lei, “la misura della sua malinconia e della sua gioia, della sua sofferenza e della sua angoscia, della sua nostalgia e delle sue speranza […]” (6).

Un tipo di conoscenza intima di noi stessi e dell’altro che ci riconnette con la nostra vera umanità.

Gianluca Minella

(1) Raimond Panikkar, Ecosofia: la nuova saggezza. Per una spiritualità della terra, Cittadella Editrice, Assisi, 1993, Pag. 22-23
(2) Eugenio Borgna, Elogio della depressione, Einaudi, Torino 2011, pag. 57
(3) ibidem, pag. 58
(4) ibidem, pag. 59
(5) ibidem
(6) ibidem, pag.55
 

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