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Identità come iniziazione maggio 15, 2013

Filed under: Contemporanea — B. @ 10:18 am

Identità come iniziazione

In buona parte del mondo la relazione tra mondo visibile e mondo invisibile è ancora il luogo privilegiato della strutturazione identitaria. Antenati, dei, angeli, spiriti della natura giocano un ruolo fondamentale nella nominazione e interpretazione del mondo, nelle relazioni tra gli umani e nella comprensione dei confini e dei destini all’interno dei quali condurre e propiziare i percorsi personali.

La fenomenologia africana dell’«influenzamento» è stata adottata dall’etnopsichiatria di Tobie Nathan come dimensione paradigmatica della proposta terapeutica. Il rischio – oltre a quello di una sua applicazione ‘fuori luogo’ –  è quello di sottovalutare aspetti della storia africana segnati da traumi profondissimi che riemergono anche nelle forme rituali.

Già Franz Fanon [1962] aveva consigliato di non considerare le forme assunte dai culti di possessione a prescindere dai sintomi storici della colonizzazione. Alcuni antropologi hanno per esempio ipotizzato che l’enfasi sulla stregoneria come capacità di ‘rapire’ e schiavizzare le anime sia stata fortemente influenzata dalla reale e improvvisa scomparsa di milioni di uomini venduti e ridotti in schiavitù. [de Rosny, 1981].

Tuttavia anche per de Rosny, il gesuita francese che si fece iniziare da Din, unnganga douala del Camerun,  l’iniziazione rimane comunque l’ ‘apertura degli occhi’ alla realtà dell’influenzamento, inteso come rete di pulsioni aggressive che dominano la psiche. Egli visse questa esperienza in modo sconvolgente, totalizzante e definitivo.

«[l’iniziatore] non mi ha aperto gli occhi su null’altro mondo se non su quello della violenza. (…) Si è accontentato di aprire i miei occhi carnali come quelli interiori sullo spettacolo delle persone che si ingelosiscono, si odiano, si uccidono. Giunse il momento dove non ebbe più bisogno di condizionarmi: lo vidi io stesso. Nei giorni successivi alla mia iniziazione, sebbene lontano da Douala, continuai a vederne l’evidenza in ogni minimo conflitto intorno a meL’iniziazione alla funzione di ganga consiste nell’aprire gli occhi del candidato agli atti di violenza che si compiono intorno a lui.» [de Rosny 1981]

In questa drammatica testimonianza egli aggiunge che, poco dopo l’iniziazione, il suo iniziatore venne a mancare – cosa che per altro lo stesso Din paventava – mentre de Rosny venne sospettato di stregoneria. Il confine tra guaritori e stregoni è infatti sottile e un iniziando può appropriarsi il potere del suo iniziatore.

«In terra douala ognuno sa che l’apprendista ganga può diventare stregone. È fortemente tentato di uccidere il suo maestro grazie al ndimsi [mondo delle realtà nascoste dove si gioca il destino delle persone] che ha appena scoperto, per impadronirsi del suo potere (…) Din è morto subito dopo avermi aperto gli occhi (…) Non è la prima volta che mi trovo prigioniero nella logica di questo sistema di interpretazione dei fatti (…) oggi sono sospettato di essere un assassino dai membri di una famiglia che amo e assassino del loro padre!» [ibid]

L’universo degli iniziati – dice de Rosny – è un terrificante campo di battaglia. E aggiunge che in una società dove tutto concorre a velare la violenza, la stregoneria e il girotondo dei capri espiatori svolgerebbero una funzione di stabilizzazione.

Bisogna dunque ipotizzare che se l’identità è sempre a rischio di stregoneria/influenzamento, il bisogno quello di nascondere qualsiasi intenzione che possa essere interpretata come malevola. Così la teatralizzazione delle appartenenze mediata dai culti di possessione può anche diventare strumento di differenziazione, luogo in cui, grazie a una nuova filiazione dall’invisibile, i vincoli terreni vengono rinegoziati, generando una parziale emancipazione.

Si può qui rilevare che anche nella tradizione iniziatica antroposofica l’incontro con il ‘guardiano della soglia’ –  e in termini junghiani l’incontro con il limite e l’ombra – consente un primo accesso al mondo invisibile: «Nel momento in cui vogliono superare la soglia, [gli iniziati] scoprono le forze che vivono nella natura umana più profonda, quella che si manifesta appunto quando si entra nel mondo soprasensibile; tali forze sono della stessa specie delle forze distruttive del mondo. È questo che si vede dinanzi al guardiano della soglia» [Steiner (1918) 1994] «Si può anche dire che, varcando la soglia del mondo spirituale, si constata che non esiste al mondo delitto per il quale ogni uomo, in quanto appartenente a [questo] periodo di civiltà, non abbia nel suo subconscio, la disposizione, si badi, la sola disposizione.»[(1918) 1991]. Un’altra interessante cvonsiderazione di Steiner che si può applicare a colonialismo, post-colonialismo e sintomi storici in generale è la seguente:  «Proprio le più imporanti istituzioni dell’epoca moderna, realizzate sul piano fisico, sono apportarici di morte. L’errore (…) consiste nel fatto che non si vuol portare a coscienza che sono apportatrici di morte (…) Il loro compito è esattamente quello di dotare gli uomini della piena capacità dell’anima cosciente.»[Steiner (1918) 1961]

Va anche tuttavia che la logica dell’influenzamento e dei culti di possessione o l’incontro con la distruttività radicale non esaurisce il cammino iniziatico, nemmeno in Africa: le iniziazioni africane sono molteplici e non esprimono solo l’appartenenza ai ‘proprietari’, ma una continua negoziazione eco-sistemica che dovrebbe generare equilibrio e saggezza. Ho già citato Amadou Hampaté Bā:

«L’iniziazione ha come scopo di dare alla persona psichica una potenza morale e mentale che condiziona e propizia la realizzazione dell’individuo (…) La grandezza e il dramma del [rapporto con l’invisibile] deriva dal fatto che è luogo di incontro di forze conflittuali in perpetuo movimento le quali potranno trovare un ordine nel corso delle diverse fasi della vita solo a partire da un’evoluzione riuscita sulla via dell’iniziazione. Le forze molteplici e  diverse che si muovono nell’universo costituiscono degli stati, o persone psichiche che emanano dallo spirito stesso del Maa, un principio immateriale e immortale. Non è un essere immaginario. Esiste. È lui che fa nascere l’Immaginazione, facoltà assai reale (da non confondere con l’immaginario), facoltà grazie alla quale il Maa diventa capace di visione e può entrare in contatto con spiriti o esseri che abitano fuori del mondo visibile.» [Bā, 1972, 1993]

Secondo Bā, sia culti di possessione che iniziazioni sono mediate «dal motore segreto del rito che è la Parola». Nei culti di possessione la parola è volta a nominare nel modo corretto uno spirito che ha portato il disordine perché un equilibrio è stato alterato. La nominazione – come il rituale – serve a riorganizzare in quanto comunità il disordine possibile dell’esistenza. Nell’iniziazione la parola è trasmissione di un sapere ancor più articolato che si immagina originare da un incontro di un antenato con l’invisibile, sovente grazie alla mediazione di unanimale favoloso o mitico. L’intervento di forze iniziatiche cosmiche è presente in molte tradizioni dell’antichità – si pensi al tema dello zodiaco ‘animato’ e animale come influenza ‘astrale’ sulle vicende umane. Si veda a questo proposito quanto dice l’antroposofo Gino Boriosi:

« Sotto la veste esteriore del mistero del numero, si celava per i cinesi, per gli indiani, per i caldei, come per gli incas, una musica specifica, attraverso la quale il mondo era stato creato. Chi era in grado di ascoltare questa musica, percepiva attraverso di essa una complessa struttura morale paragonabile alla personalità di un essere. Per questo le costellazioni tradivano immagini di animali ( le forze primordiali della creazione) e le sfere dei  pianeti erano abitate da Dei. Questo punto di vista era alla base di ogni dottrina scientifica.»

In ogni caso la «tradizione iniziatica si preoccupa della persona umana in quanto molteplicità interiore, in partenza incompiuta, chiamata a ordinarsi e unificarsi, come pure a trovare il proprio posto all’interno di quei sistemi più vasti che sono la comunità e il cosmo» [Bā, ibid]

In questa prospettiva l’iniziazione è vista come un processo di rafforzamento dell’autonomia morale e spirituale umana in cui l’Io può giungere a riconoscersi contenitore in grado di reggere e armonizzare le dimensioni ibride e conflittuali dell’esistenza.

da quelcherestadelmondo.wordpress.com

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