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Capire il caso Marò: India-Italia: l’Enrica Lexie, i marò e il colonialismo aprile 8, 2013

Filed under: Contemporanea — B. @ 10:08 am

RUBRICA DESH. Dietro alla morte dei pescatori e all’incidente diplomatico tra Roma e Delhi, lo spettro del passato coloniale e una campagna elettorale in corso. Il ruolo di Sonia Gandhi. La soluzione è più vicina di quanto sembri.

Pianeta India | L’india al di là del mito

(Carta di Laura Canali tratta da Limes 6/09 “Pianeta India“)

Secondo un proverbio indiano, l’elefante passa e va. Ma se tu nel frattempo ti attacchi alla coda, sei destinato a beccarti in faccia i poco piacevoli prodotti del suo posteriore.

 

L’aneddotto in questione è stato citato a Delhi da qualcuno – che per motivi abbastanza ovvi non desidera pubblicità – a proposito del ‘pasticciaccio’ della questione dell’Enrica Lexie e dei due marò italiani arrestati per l’omicidio di due pescatori che si trovavano a bordo del peschereccio St. Anthony.

 

I fatti sono ampiamente conosciuti. E i fatti o meglio, l’unico fatto su cui le versioni completamente divergenti fornite e sostenute da New Delhi e da Roma concordano, possono essere riassunti in poche righe: due pescatori indiani sono stati uccisi da due militari che si trovavano a bordo dell’Enrica Lexie. La questione in sè – l’uccisione di due pescatori – in altre circostanze sarebbe finita tra le notizie di cronaca breve date dai quotidiani locali, come succede regolarmente per gli omicidi, la cattura o i pestaggi subiti dai pescatori Tamil da parte dello Sri Lanka. In genere faccende di questo genere vengono appena rilevate, quasi sempre la polizia non si prende neanche la briga di indagare, nei casi più fortunati i parenti delle vittime ricevono una più o meno modesta compensazione in denaro e la cosa finisce là.

 

La vicenda dell’Enrica Lexie e la relativa bufera diplomatica sono finite sulle prime pagine dei giornali e nelle notizie di apertura di ogni singolo programma di news indiano per una serie di motivi che hanno ben poco a che fare con la vicenda di cronaca nuda e cruda.

 

Innanzi tutto, si tratta di una nave europea: anzi, di una nave italiana. E a guidare le sorti del maggior partito indiano, il Congress, è un’italiana di nascita, Sonia Gandhi nata Maino. Il Congress guida la coalizione di partiti che dal 2004 governa la più grande democrazia del mondo, e sull’italianità di Sonia Gandhi le opposizioni, in particolare il Bharatiya Janata Party e i partiti di stampo integralista induista, hanno cercato di costruire più di una campagna elettorale.

 

In questi giorni si vota in cinque Stati indiani: Punjab, Uttarakhand, Uttar Pradesh, Goa e Manipur. L’Uttar Pradesh è una tradizionale roccaforte del Congress in generale e della famiglia Gandhi in particolare; da anni però il Congress non riesce a battere il Bahujan Samaj Party guidato dall’attuale premier dello Stato Mayawati. Oltretutto, il risultato di queste elezioni amministrative viene considerato un test per la candidatura di Rahul Gandhi a primo ministro alle prossime elezioni politiche.

 

In questo contesto, la faccenda dell’Enrica Lexie rischia di essere una pistola puntata alla tempia di Sonia e del Congress. Perché se è vero che nessuno – neanche gli integralisti più arrabbiati – ha osato fino a questo momento coinvolgere direttamente la signora Gandhi, è anche vero che tutta la vicenda si è trasformata, non si sa quanto ad arte, in una questione di orgoglio nazionale. Fomentata, ancora una volta non si sa quanto ad arte e quanto per semplice mancanza di notizie più rilevanti, da tutti i media indiani.

 

Il nocciolo della questione sarebbe “l’arroganza” (cito testualmente) mostrata dagli italiani. In una nazione in cui lo spettro del colonialismo di antica data aleggia sempre agli occhi dei cittadini, la faccenda viene semplificata in questi termini: una nave di europei dalla pelle chiara uccide due cittadini indiani di pelle scura e non soltanto non si scusa subito per l’accaduto, ma cerca in ogni modo di farla franca appellandosi a leggi internazionali e cavilli giuridici.

 

Non solo: scambia le coste indiane per le coste della Somalia, dove è facilissimo venire attaccati dai pirati, come se l’India fosse una nazione di pirati e disperati e non una delle maggiori potenze economiche emergenti. Bastava leggere nei giorni scorsi i commenti dei lettori agli articoli pubblicati dalle maggiori testate indiane per rendersi conto dell’atmosfera che regnava nel paese.

 

L’insolita inflessibilità mostrata dal governo di New Delhi nel gestire l’uccisione dei due pescatori al largo delle coste del Kerala, e l’ampia risonanza mediatica ricevuta dal caso, andrebbero dunque considerati in quest’ottica. Il coinvolgimento quasi immediato del governo centrale, l’incriminazione dei militari a bordo della nave e l’incidente diplomatico in corso sono stati, da parte di New Delhi, passi quasi obbligati.

 

L’atteggiamento tenuto dagli italiani, le dimostrazioni davanti all’ambasciata indiana, gli accorati appelli di ‘salvate i nostri marò’ – come se i due fossero stati rapiti dai terroristi invece che sottoposti a una regolare procedura giuridica – non hanno contribuito a migliorare le cose. Eppure, a saper leggere i segnali, la volontà di favorire i due eroici ragazzi detenuti nelle lontane e pericolose Indie ci sono tutti: si è fatto in modo, con un evidente espediente giuridico ai limiti della legalità secondo il codice indiano, che i due non venissero condotti in carcere ma rimanessero ospiti in una guest house con aria condizionata della polizia di Kochi, con i pasti serviti da un ristorante dei paraggi. Udienze, controudienze e comparse dal giudice sono state rimandate ai primi di marzo, guarda caso in coincidenza con l’arrivo dei risultati delle elezioni.

 

Quando, in sostanza, il governo non avrà più nulla da temere sul fronte politico. Intanto i giorni passano, e, visto che anche il famoso elefante passa e non si ferma, altri scandali hanno sostituito le vicende dell’Enrica Lexie sulle prime pagine dei giornali indiani. Nessuno si domanda più, e domanda al governo, a gran voce cosa sarebbe successo se a uccidere due pescatori italiani fosse stata una nave indiana, nessuno puntualizza ed evidenzia le reazioni di stampo vagamente colonialista e nel migliore dei casi condiscendenti rilasciate da alcuni politici italiani.

 

Italia e India hanno a ben guardare molte cose in comune, tra cui la memoria corta e l’assuefazione a scandali ed episodi di cronaca più o meno vergognosi. Tutto passa, tutto si dimentica, tutto si risolve. Basta soltanto non attaccarsi alla coda dell’elefante.

 

 

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