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A Cipro è in crisi una certa idea d’Europa marzo 26, 2013

Filed under: Contemporanea — B. @ 10:04 am

Economia, geopolitica ed emozioni: quanto accade a Nicosia riguarda tutto il sistema europeo. Il ricordo della 2ª guerra mondiale si affievolisce: l’Ue, incapace di tirarci fuori dalla recessione, rischia di fare la fine dell’Fmi in America Latina.

Carte e articoli sulla crisi di Cipro

[Manifestanti a Cipro. Foto © FILIP SINGER/epa/Corbis]

La crisi di Cipro ha una componente economica, una geopolitica e una politico-emotiva. Tutte hanno carattere sistemico: in ballo non c’è solo il futuro dell’isola, ma quello dell’Europa.

 

La componente economica è stata già analizzata su questo sito (ArfarasGarnero-Marcolin) ed è riassumibile in qualche dato: Cipro ha un pil di 17-18 miliardi di dollari e ha bisogno della stessa cifra per ricapitalizzare le sue banche (che pagano anche l’eccessiva esposizione verso la Grecia) e per risanare il proprio debito pubblico. L’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale sono pronti a prestare 10 miliardi di euro solo se l’isola pagherà a sua volta una quota di 5,8 miliardi.

 

Inizialmente, l’Eurogruppo aveva proposto di prelevare quest’ultima cifra dai conti correnti con un’imposta una tantum scarsamente progressiva. Le proteste hanno portato il parlamento cipriota ad accantonare inizialmente l’idea; al momento di pubblicare questo articolo, si attendeva una sua decisione definitiva al riguardo (o un piano B). Fino a lunedì prossimo la Banca Centrale Europea finanzierà gli istituti di credito dell’isola con un prestito d’urgenza: dopo, se non ci sarà un programma Ue-Fmi a garantire la loro solvibilità, smetterà. A quel punto le principali banche cipriote fallirebbero.

 

Il carattere sistemico della crisi del debito di Cipro è legato alla sua appartenenza all’Eurozona e al timore che l’isola debba dichiarare default o addirittura abbandonare l’euro. Lo sguardo dei mercati si è già posato su paesi con economie molto più grandi (quella di Cipro rappresenta lo 0,5% del totale Ue) che per i loro problemi di debito rischierebbero una sorte simile e potrebbero causare la fine della moneta unica: i soliti Piigs – Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna – e la Francia.

 

La componente geopolitica è legata ai consistenti interessi non solo finanziari che ha a Cipro una potenza extra-Ue: la Russia. Bruxelles sembra avere poche remore ad accanirsi su Nicosia proprio perchè la considera il paradiso fiscale preferito da Mosca per riciclare denaro: “che paghino anche i (correntisti) russi”, è il messaggio più o meno implicito.

 

Specialmente quando si è in recessione, sfidare il proprio principale fornitore di petrolio, gas naturale e antracite può non sembrare la mossa più sveglia da parte dell’Unione Europea. È altresì vero che il rapporto di dipendenza è reciproco, soprattutto tra Russia e Germania. Mosca esporta ancora molto poco verso Oriente. Un eventuale bail-outrusso di Cipro avrebbe segnato naturalmente una grande novità nella storia dell’eurocrisi. Anche se questo salvataggio non ci sarà, la vicenda cipriota può innescare effetti imprevisti nelle relazioni tra Europa e Russia: ecco il suo effetto sistemico.

 

La componente politico-emotiva parte da Cipro ma riguarda tutti noi, nel nostro rapporto con l’Unione Europea. Delle tre, è la più sottovalutata, pur essendo altrettanto allarmante. Crisi dopo crisi, l’Ue appare sempre più distante dalle preoccupazioni e dai problemi dei cittadini: l’austerity, oltre a non portare risultati economici, sta alienando il consenso delle popolazioni che la subiscono. Inoltre, essa sta allargando la frattura tra un Nord-Europa che si percepisce come risparmioso e responsabile e un Sud che viene percepito come dissipato e bisognoso di un curatore (fallimentare).

 

La novità, nel caso di Cipro, è che l’Ue appare pronta a mettere le mani sui conti dei risparmiatori: una mossa che può avere senso economicamente ma che abbatte la fiducia nei confronti di chi la compie. È inoltre difficile combattere la sensazione che l’accanimento contro l’isola sia legato, almeno parzialmente, alle elezioni legislative tedesche del settembre prossimo: Angela Merkel sa che chiedere ai suoi concittadini l’ennesimo esborso per salvare le banche di un paese mediterraneo “irresponsabile” può farle perdere voti.

 

Per quanto Bruxelles si affanni a spiegare che “Cipro è un caso speciale”, nessuno a Madrid, Atene, Lisbona, Dublino e Roma (e nelle principali piazze borsistiche mondiali) è disposto a crederci.

 

L’Unione Europea è stata creata per riportare la pace in un continente distrutto dalla guerra: in questo è riuscita. Col passare dei decenni e delle generazioni però, il ricordo di quella tragedia lentamente svanisce e, con esso, rischia di allentarsi il legame tra i popoli.

 

Irrilevante a livello mondiale – se non per i suoi problemi economici – l’Ue in questa fase sembra lo scenario su cui ogni Stato combatte la sua battaglia e il più forte vince. Se continua così, Bruxelles rappresenterà per i cittadini europei quello che il Fondo Monetario Internazionale ha rappresentato per l’America Latina negli anni Novanta: un male di cui disfarsi per via elettorale.

 

Spetta ai vincitori dell’ultimo premio Nobel per la pace evitare che ciò accada.

 

Per approfondire: Nord contro Sud, il muro d’Europa

 

Il mondo ogni settimana è una rubrica che cerca di analizzare gli eventi più interessanti (non necessariamente i più popolari) dell’attualità internazionale, privilegiando temi geopolitici ed economici. Questa puntata riguarda i giorni tra il 15 e il 22 marzo 2013. Per leggere le puntate precedenti clicca quila rubrica è anche su rss, facebook e twitter(profilo dell’autore).

(22/03/2013)
da limes
 

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