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Elogio della noia: quei pomeriggi che ci hanno resi creativi marzo 25, 2013

Filed under: Estemporanea — B. @ 9:33 am

Non è uno stato da combattere ma linfa per la fantasia: Ci insegna a scegliere, nell’oceano delle cose, ciò che per noi ha significato

Lasciate che i bambini conoscano la noia! È questo, in sostanza, l’appello lanciato da Teresa Belton, scienziata inglese esperta di problemi dell’infanzia e dell’apprendimento. Preziosa ed impalpabile sostanza della vita, la noia potrebbe essere considerata come la matrice di un’attività fantastica indipendente, la linfa segreta dei processi creativi. Teresa Belton se ne è convinta sollecitando i ricordi di infanzia di artisti e scrittori. Tutti cresciuti, ovviamente, in un tempo in cui i genitori non erano ancora così ossessionati dal folle proposito di animare in tutte le maniere le vite dei loro figli.

 

Per condizione anagrafica, capisco senza difficoltà questa prospettiva. I nostri genitori non ci amavano meno di quelli di oggi. Ma essendosi molto annoiati durante le loro infanzie, non vedevano nulla di male nel fatto che condividessimo la stessa sorte. Le cose erano andate così, in fin dei conti, fin da quando al mondo c’erano stati dei bambini. E non solo i genitori, ma tutti gli altri adulti che avessero una qualche responsabilità nella nostra vita (baby sitter, maestri e maestre, istruttori sportivi, parenti…) la pensavano allo stesso modo. Godevamo così di un accesso illimitato alle sterminate miniere della noia, sperimentate lungamente in una gamma praticamente infinita di variabili. La noia scolastica, la noia pomeridiana, la noia dei viaggi in macchina… E quella potentissima, quasi metafisica noia domenicale, che forse è l’incubatrice di tutti i destini individuali, di tutti i caratteri.

Le preoccupazioni della dottoressa Belton sono dunque tutt’altro che infondate. La privazione della noia potrebbe equivalere a un grave impoverimento antropologico. Mi convince di meno, però, l’idea di prendere le parti della noia facendone il presupposto non solo dell’immaginazione, ma anche di una concreta predisposizione alla creatività. Per natura, sono troppo incline alle sottili gioie della noia per non considerarla come un valore assoluto. Poco mi importa se il bambino che si è annoiato da grande riuscirà a scrivere un romanzo o a dirigere una sinfonia. Buon per lui: ma la noia è qualcosa che vale di per sé, non può assolutamente essere confinata a un ruolo ancillare, preparatorio. Dirò di più: è una forma d’arte degna di stare accanto alla musica, o alla letteratura. Esige, di conseguenza, un talento da allenare e sviluppare. Ma a differenza di altre forme d’arte la noia non punta a un’espressione, bensì a una relazione.

La situazione di partenza è sempre la stessa: da una parte ci siamo noi, e dall’altra c’è tutto quello che, per comodità, definiamo «il mondo». Se potessimo solo osservare il mondo come uno spettacolo, un puro intrattenimento, non avremmo nessun problema. Vivremmo nella condizione angelica di eterni spettatori. Il nostro problema è che, fin dai primi mesi di vita, noi siamo costretti a stabilire rapporti più complessi e duraturi con ciò che ci circonda. In minima ma decisiva parte, ciò che è all’esterno deve transitare all’interno, assimilato dalla memoria, dalle emozioni, dai desideri. Ed è qui che la noia interviene in nostro aiuto. Accompagnata dalle sue più fide compagne, la pigrizia e l’ansia, ci insegna a scegliere, nell’oceano degli oggetti e dei fenomeni, quelli che davvero possiedono un significato per noi. E non importa che questo significato per gli altri sia assurdo. Ciò che davvero conta è quello che siamo riusciti, ognuno a suo modo, ad amare e comprendere. Ma se non ci annoiassimo, cosa mai avrebbe il tempo di diventare davvero importante per noi? Solo la lentezza e la mancanza di distrazioni acuiscono la sensibilità, aumentano il grado e l’intensità dell’attenzione. Rendiamo dunque i dovuti onori alla noia, questa buona fata che ci costringe, sbadigliando, a scegliere ciò che è veramente utile per noi: l’unica ricchezza che nessuno ci potrà mai rubare.

Emanuele Trevi

 

p.s.

 

La noia è l’uccello del sogno che cova l’uovo dell’esperienza. Un fruscio tra le foglie lo scaccia via

Walter Benjamin

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