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Servo di Scena, a Sansepolcro il 17 gennaio e a Perugia dal 18 gennaio 15, 2012

Filed under: Eventi sul territorio — B. @ 1:25 pm

Un’appassionata metafora della vita di teatro, l’atto finale di un uomo al tramonto che va avanti solo grazie alla dedizione non riconosciuta del suo umile aiutante: è questo “Servo di Scena”, la commedia di Ronald Harwood che approda al Teatro Nuovo di Verona con la Compagnia de “Gli Incamminati” e la regia di Franco Branciaroli, in collaborazione con il CTB di Brescia.

Pochi passi all’interno del Teatro, e lo sguardo è subito catturato dalla bellissima scenografia sviluppata su due piani: sopra, il palco, le luci, il sipario e il successo; al piano inferiore, un misero camerino dalle porte rotte e dalle aperture nei muri. Le due facce della medaglia, la fama e quello che resta della vita di Sir, attore shakespeariano che, sebbene malato e stanco, non ce la fa a ritirarsi dal teatro. Sotto le incitazioni e le cure di Norman, il suo servo di scena, Sir riesce a truccarsi e a vestirsi per lo spettacolo della sera, il “Re Lear”, che si svolge dopo qualche esitazione sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. A fianco dell’attore stanno sempre Madge, direttore della compagnia da cui è amato sinceramente, e Milady, sua moglie e partner sul palcoscenico. Sir è attanagliato da numerosi dubbi, ripensamenti e preoccupazioni: eppure, alla fine, accanto a lui resterà solo il fedele Norman, l’unico a non venire ricordato nella sua autobiografia.

Franco Branciaroli mette in scena, con magistrale bravura, il declino di un capocomico e un teatro che resiste anche alla guerra e alla stupidità umana: nel ruolo di Sir stupisce e commuove, rappresentando uno spettacolo nello spettacolo, con uno sguardo tragico e delicato su tutto ciò che vi sta dietro. Nato nel 1947, debutta nel 1970, trovandosi a recitare pochi anni dopo con il suo mentore Carmelo Bene: personalità vulcanica ed esplosiva, il suo talento viene immediatamente riconosciuto da tutti. E la figura del capocomico si adatta particolarmente a Branciaroli, che nel suo passato ha interpretato anche parti femminili, come quella di Medea, e, più recentemente, di Giocasta nell’Edipo Re. Ironico, istrionico, insicuro nonostante quel pizzico di narcisismo proprio degli attori e con un penetrante sguardo azzurro, Branciaroli non smentisce il proprio ruolo di uomo di teatro a tutto tondo, svolgendo contemporaneamente il compito di attore e regista.

In scena nessuno, nemmeno il suo amato padrone Sir lo ricorda: è invece il caso di menzionare il bravissimo Tommaso Cardarelli, giovane attore che ha ultimamente stretto un sodalizio con Branciaroli (lo si ritrova anche in “Finale di partita” e “Don Chisciotte”). Cardarelli porta in scena il simpatico, patetico e mellifluo Norman, su cui Sir fonda tutte le proprie sicurezze: è lui il vero “servo di scena”, che trova la sua apoteosi nell’atto finale in cui, in vino veritas, grida tutta la propria rabbia e l’angosciante disperazione.

Il servo di scena non cerca ricompense oppure riconoscimenti, ma presta la propria opera all’attore, diventando per lui un sostegno fisico e psicologico. Ed è grazie a Norman che, nonostante tutto, il “Re Lear” va in scena: non reggono la malattia e la vecchiaia di Sir, i problemi con gli altri attori della compagnia e i bombardamenti all’esterno. No, il teatro è forte e può reggere a tutto. Il teatro non ha padroni, e la ragione della sua forza sta proprio in questo: la figura di Norman diventa metafora della quintessenza di un genere artistico che continua la sua vita a dispetto di tutti gli ostacoli e i problemi, che esprime, coinvolge, purifica e salva senza mai chiedere o pretendere.

 

 

 

 

 

 

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