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Materiali di studio e approfondimento

Lezione dagli studenti. Bravi dicembre 22, 2010

Filed under: Uncategorized — B. @ 7:18 pm

Lo sapevo, ce lo immaginavamo tutti, gli studenti NON creano mai problemi, magari li sollevano, ma non rompono mai le vetrine, quelli sono criminali, e basta. Oggi lezione di stile da parte loro. Bravi bravi bravi.

A Roma la protesta pacifica
E Napolitano incontra gli studenti

A otto giorni dagli scontri nel centro della capitale, tre cortei tranquilli (e ironici) mentre la riforma Gelmini è in via di approvazione al Senato. I ragazzi lontani dalla “zona rossa” raccolgono applausi sfilando in periferia. E a fine giornata, una delegazione sale al Quirinale per incontrare Napolitano

di PAOLO GALLORI

ROMA – “Voi chiusi nella zona rossa, noi liberi nella città”. Lo slogan che compare nello striscione in testa al corteo più consistente che attraversa Roma è la sintesi perfetta del clima che si è creato oggi nella capitale durante le manifestazioni e i blitz pacifici organizzati dagli studenti per protestare contro la riforma dell’Università targata Gelmini, in via di approvazione fra mille polemiche al Senato. A otto giorni da quel 14 dicembre, segnato dagli scontri con la polizia 1, la violenza e le fiamme nel centro della città, i ragazzi medi e universitari sono tornati in piazza in tutta Italia. Qualche tafferuglio a Palermo 2, qualcosa a Milano3, ma si è trattato di situazioni ben lontane da qualsiasi paragone con la guerriglia di piazza del Popolo di una settimana fa. Anzi, stavolta la giornata si è conclusa al Quirinale. Con una delegazione degli studenti ricevuta dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Zona rossa e periferia. A Roma la “zona rossa” che ingloba il Parlamento e Palazzo Chigi, blindata da cordoni invalicabili di polizia, è stata ignorata dalla protesta come gli studenti avevano annunciato. “Lo spettacolo di una zona rossa deserta e isolata dalla vita vera è la migliore immagine di questa democrazia. Loro blindati, noi liberi di riprenderci la città”. Proprio così. Il movimento si è organizzato in tre distinti cortei e si è “spartito” la città per allargare al massimo il proprio raggio d’azione. Un blocco si è mosso dal polo universitario di Roma Tre, gli studenti delle superiori si sono ritrovati in piazza Trilussa mentre il corteo più atteso, quello dell’università La Sapienza, si è dato appuntamento in piazza Aldo Moro alle 9.30. All’ora stabilita, nel piazzale davanti all’università ci sono solo le grandi antenne delle tv, una folla di giornalisti e blindati di carabinieri e polizia. In cielo, volteggia l’elicottero ma se una settimana fa alla stessa ora nello stesso luogo si contavano già a centinaia gli studenti, gli striscioni, i “book bloc”, oggi la Sapienza sembra popolata da fantasmi. Atroce sospetto: che gli studenti abbiano architettato un geniale depistaggio?

“Nessuno ci ha mai ascoltati”. Il timore svanisce dopo l’incontro con un drappello di universitari all’esterno della facoltà di Fisica, ovviamente occupata. “Nessun tranello si parte da qui. Probabilmente muoveremo intorno alle 11, ma saremo certamente di meno: i fuori sede sono già partiti…”. Chiedendo dettagli sul percorso e sulle azioni programmate si ottengono poche certezze. “Non marceremo verso la zona rossa, andremo dalla parte opposta, per strade molto larghe. Saremo uniti e tranquilli, non ci saranno blitz…”.  “La lettera al presidente Napolitano – dice una ragazza – ha un valore simbolico, da due anni scendiamo in piazza contro questa riforma, nessuno ci ha mai ascoltato. Il dialogo? La Gelmini sa solo replicare su YouTube, ma dov’è finita la serietà?”. “Noi comunisti? – dichiara un altro – No, siamo democratici”.

“Nessuna autorizzazione”. Intorno alle 11 il corteo è in procinto di muovere il primo passo. Coperto da un capannello di agenti in borghese riconoscibilissimi nelle loro giacche impermeabili nere con cappuccio. Un funzionario di polizia incontra gli organizzatori della manifestazione per una sorta di briefing. “Ci ha chiesto di comunicare il percorso – spiega uno degli studenti – e, implicitamente, di chiedere l’autorizzazione. Noi abbiamo risposto che non chiediamo alcuna autorizzazione. Quanto al percorso gli abbiamo detto che di massima andremo nei quartieri più popolari”.

Babbo Natale e pacchi dono. Carabinieri e polizia, come i giornalisti, scopriranno poi, anche, che questa volta al posto dei caschi, dei volti travisati e delle bombe carta gli studenti oggi sfoggiano cappellini da Babbo Natale e grandi pacchi dono, che consegneranno lungo il percorso. Il primo va ai sanitari del Policlinico Umberto I, tra camici bianchi e verdi che si affacciano incuriositi. Un altro ai ferrovieri dello scalo San Lorenzo, quartiere in cui il corteo saluta con un cadeaux anche la protesta per l’acqua pubblica. Il regalo che gli studenti fanno a lavoratori, precari e chiunque abbia un motivo per avercela con chi li governa è… se stessi, intesi come spinta propulsiva del malcontento generale. Il messaggio che si coglie oggi è che il movimento, anche se rassegnato a veder approvata la riforma Gelmini, non si fermerà. “Una nostra delegazione – urla un ragazzo al megafono – è stata ricevuta dal segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso, per chiederle uno sciopero generale. Ragazzi, non è la fine! Il segretario si è detto disposto a dialogare con noi per individuare le basi per una nuova mobilitazione. Che avrà luogo a gennaio, a febbraio, a primavera”.

Entusiasmo per il sì di Napolitano. Quando il corteo arriva in via Prenestina si verifica l’unico, strano, momento di tensione. Poco dopo Porta Maggiore, un’auto dei carabinieri piomba a sirene spiegate su un fianco del serpentone umano, seguita da almeno tre auto blu con tanto di lampeggiante. Arrivate a pochi metri dai manifestanti, le vetture fanno un’inversione e vanno via. Più di qualcuno prende la cosa come una provocazione e rincorre le auto con il dito medio alzato. Episodio che evapora in un secondo quando arriva la notizia che il Capo dello Stato ha letto la missiva indirizzatagli ieri dagli studenti e aprirà le porte del Quirinale a una loro delegazione. L’urlo che segue è un boato che rimbalza contro i piloni della tangenziale e per almeno un minuto il corteo è animato da puro, autentico giubilo.

Alemanno e l’Atac. Sono quasi le 13 quando, accompagnato da un massiccio coro di insulti all’indirizzo del sindaco di Roma, viene recapitato il pacco alla sede dell’Atac. E risuona la denuncia: “Alemanno questa settimana ha parlato tanto degli scontri e dei danni in centro solo per far dimenticare la sua Parentopoli. Ma i lavoratori sono stanchi di tutto questo”. E invocano lo sciopero generale.

Applausi e “Bella Ciao”. Quando gli studenti attraversano il quartiere Prenestino la gente si affaccia e applaude, qualcuno lancia pezzi di carta colorata. Al clima di festa segue commozione e raccoglimento quando il corteo, arrivato nella zona del Pigneto, intona Bella ciao e ricorda il prezzo pagato da quella Roma, popolare ma dignitosa, alla guerra e al totalitarismo. E’ più o meno in quel momento che giunge la notizia dell’operaio morto nel crollo di un solaio 13 alla facoltà di Scienze Politiche alla Sapienza. Il corteo avanza per poche centinaia di metri, poi inverte la marcia. E per tornare alla Sapienza imbocca la tangenziale.

La marcia sulla Tangenziale. Mentre i blindati dei carabinieri corrono impazziti lungo la parallela Circonvallazione Tiburtina, una folla enorme si avventura lungo la strada battuta ogni giorno da migliaia di auto. Le finestre delle case vicine allo stradone, che gli abitanti tengono sempre chiuse per difendersi da smog e rumori, si aprono. Pensionati, casalinghe, volti di ogni colore ed età si affacciano, sorridono, scattano foto, battono le mani. “Signo’ – urla qualcuno – allora passiamo tutti i giorni, così respirate!”. Dalle parti della stazione ferroviaria Tiburtina, non sorridono invece gli automobilisti bloccati sulla tangenziale. Le automobili restano accese, come se il “problema” sia destinato a finire di lì a poco. Non sanno che il fiume degli studenti è lunghissimo. E adesso punta verso l’autostrada, al grido di “Tutti all’Aquila”.Non ci andranno davvero, a piedi sarebbe complicato. Torneranno verso l’università, dove tutto è cominciato. E dove tutto continua. Mentre una delegazione sale al Colle per incontrare Napolitano. “L’unico che abbia dimostrato la volontà di starci a sentire”.

(22 dicembre 2010)


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