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Le particelle elementari. Michel Houellebecq dicembre 22, 2010

Filed under: Contemporanea — B. @ 12:13 pm
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Eccoci di nuovo a parlare di Houellebecq (ma tranquilli tra qualche giorno parleremo pure di Cormak!). Qui vi presento un testo molto intenso: le particelle elementari. Di seguito una buona recensione.

Houellebecq, Michel, Le particelle elementari, Bompiani, 1999
Houellebecq, Michel, Estensione del dominio della lotta, Bompiani, 2000
recensioni di Vin‡on, P. L’Indice del 2000, n. 04

Le particelle elementari è la storia di due fratelli uterini e delle loro esistenze divergenti, ma al tempo stesso ha l’ambizione di essere la storia della seconda metà del Novecento e quella di una “mutazione metafisica”, pronosticata per il futuro prossimo.
Bruno Clément – il fratello maggiore – è cresciuto tra le umiliazioni inflittegli dai coetanei, e ha sviluppato un desiderio sessuale insaziabile e tutte le condizioni per non riuscire a soddisfarlo. La sua vicenda ha come sfondo il periodo che va dalla liberalizzazione sessuale degli anni sessanta alla New Age degli anni novanta; ed è su questo fronte che Houellebecq si è guadagnato una prima serie di antipatie. Il ritratto che egli fa dei movimenti di contestazione è infatti assai poco allineato: il Sessantotto – con quanto ne è seguito – figura nel romanzo come il trionfo dell’industria del divertimento e del tempo libero, come un’apologia della gioventù di marca edonistica; e la liberalizzazione sessuale vi viene descritta come uno strumento del sistema capitalistico per indurre modelli massificati di comportamento e di consumo. Houellebecq si è difeso obiettando che le critiche al suo romanzo nascono dal fatto che la generazione dei sessantottini è proprio quella che oggi occupa i posti chiave nel mondo dei media. La destra, d’altra parte, non ha perso l’occasione per strumentalizzare il “caso Houellebecq”, dando del libro una lettura tendenziosa e delirante (qui da noi Piero Vassallo su “Il Tempo” del 25 settembre 1999). Pochi, invece, si sono soffermati sulle estreme conseguenze alle quali Houellebecq ha portato la sua visione della Storia, vale a dire sull’idea secondo cui la “distruzione progressiva dei valori morali” avrebbe portato – come un “processo logico e ineluttabile” – dalla ricerca dei godimenti sessuali ai “ben più ampi godimenti della crudeltà” sperimentati da Charles Manson e Famiglia; e quindi sul fatto che i serial killer degli anni novanta sarebbero “i figli naturali degli hippy degli anni sessanta”.
All’origine di una seconda serie di accuse – questa volta di pornografia – sta il fatto che le vicende di Bruno siano letteralmente infarcite da tutta una serie di descrizioni esplicite e dettagliate di atti sessuali (onanistici, di coppia e di gruppo). Ma anche in questo caso l’autore ha voluto difendersi: in primo luogo sostenendo che è paradossale che da un lato lo si accusi di essere un pornografo e dall’altro un puritano moralista (mentre è vero che gli riescono bene entrambe le cose), e in secondo luogo sostenendo che quelle descrizioni siano tutt’altro che eccitanti (il che è vero solo in parte, e sicuramente non vale per il periodo felice che Bruno trascorre con Christiane nel corso della seconda parte del romanzo). Per quanto riguarda invece le accuse di misoginia e di razzismo, se è vero che Bruno non si risparmia nessuna scorrettezza possibile nei confronti di donne, negri e altre categorie protette, l’ambiguità tra le opinioni del personaggio, quelle del narratore e quelle dell’autore sembra piuttosto una scelta funzionale a un atteggiamento molto à la page.
Michel Djerzinski – il fratello minore – è un biologo molecolare, che sin dall’adolescenza si è confinato in un’esistenza separata e consacrata alla conoscenza. Scoprirà il modo di riscrivere il codice genetico umano e di dare vita a una nuova specie, creata dall’uomo “a sua immagine e somiglianza” e affrancata dalla riproduzione sessuale e dalla morte. E se, con la vicenda di Bruno, Houellebecq si propone di raccontare la storia del passaggio epocale segnato dall’avvento della pillola contraccettiva e del divorzio, con quella di Michel racconta di un passaggio a cui attribuisce l’importanza della nascita del cristianesimo e di quella della scienza moderna.
Negli anni settanta del Ventunesimo secolo, l’anonimo narratore ci racconta degli studi condotti da Djerzinski tra il 2000 e il 2009, e del lavoro condotto da Frédéric Hubczejak a partire dalle sue ricerche. Il risultato è che la Terra di quegli anni risulta un mondo nuovo – popolato dalla nuova specie, immune da egoismo, crudeltà e violenza -, in cui rimangono solo alcuni esemplari dell'”antica razza”, inesorabilmente destinata all’estinzione. E dico “mondo nuovo” non a caso, perché il romanzo di Aldous Huxley verrebbe in mente anche se Bruno non ne parlasse al fratello. Ciò che sorprende, piuttosto, è il fatto che Houellebecq muova alla società occidentale le stesse critiche che, nel 1932, già le muoveva Huxley (il quale denunciava la felicità obbligatoria, la sessualità non solo liberata ma addirittura imposta, la rimozione dell’invecchiamento e della decadenza fisica), ma ciò nonostante trasformi quella che per l’autore di Il mondo nuovo era un’inquietante utopia negativa in una sorta di panacea universale. Il che ha fatto scaturire una terza serie di critiche, che vanno dall’accusa di difendere le tesi dell’eugenismo a quella di rispolverare il mito nazista della purezza della razza. In effetti sarà anche vero, come dice Bruno, che “sotto tutti i punti di vista – controllo genetico, lotta contro l’invecchiamento, ottimizzazione del tempo libero – per noi Il mondo nuovo è un paradiso, è esattamente il mondo che ci sforziamo, sin qui inutilmente, di raggiungere”; ma è vero solo perché ci siamo già dentro, solo perché siamo già condizionati a pensare che le cose stiano in questo modo.
Si sarà capito che Le particelle elementari non si limita a raccontare una storia, e aspira al contrario a essere un romanzo enciclopedico, in cui i materiali propriamente narrativi si alternano a considerazioni di storia, filosofia, sociologia, economia, fisica, biologia, etologia, ecc. Ma l’operazione non è completamente riuscita, e rivela in molti punti un che di posticcio; mentre le pagine migliori sono proprio quelle in cui Houellebecq racconta e basta, magari alla maniera dei romanzieri dell’Ottocento.
Il gioco di combinare saggio e romanzo funziona bene, invece, nel precedente romanzo, Estensione del dominio della lotta, che grazie al successo delle Particelle elementari esce ora anche in Italia: la metà delle pagine, ma a densità raddoppiata, scandite da una scrittura chirurgica e asciutta.
Il titolo fa riferimento alla tesi centrale del libro: il domino della lotta è il contrario del domino della norma (non nel senso del “normale” ma in quello del “normativo”) e la sua estensione è il passaggio – in campo economico e in campo sessuale – al liberalismo incontrollato: “Nella nostra società il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato, se non di più. (…) In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema dove l’adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In una situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In una situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine”.
I temi, dunque, sono già in gran parte quelli del romanzo successivo; l’impressione, anzi, è proprio quella che Houellebecq abbia poi voluto, con Le particelle elementari, alzare semplicemente la posta. Il protagonista è questa volta uno squallido trentenne, ingegnere di unasoftware house, che viene spedito in una plumbea provincia per tenere dei corsi di formazione su un sistema informatico di cui non frega niente a nessuno. Lo affianca Raphaël Tisserand, un collega venticinquenne e bruttissimo che il successo e il denaro non possono riscattare sul piano del sesso e della seduzione. Dopo l’ultimo tentativo di rimorchiare una diciassettenne in discoteca le cose potrebbero andare molto male, ma andranno male lo stesso.
Ha detto benissimo Tibor Fischer, che ha definito Estensione del dominio della lotta come Lo straniero “per la generazione del computer”. Il romanzo di Houellebecq, infatti, ha più di una cosa in comune con quello di Albert Camus, non solo nell’atmosfera ma anche nella vicenda. La differenza, semmai, è che mentre Mersault ci dice di se stesso soltanto quello che potrebbe dire anche una terza persona – facendoci venire il sospetto che non abbia affatto pensieri propri -, mentre il protagonista e narratore di questo romanzo ha un mucchio di idee, e anche molto chiare
Altri hanno detto – altrettanto giustamente – che Lo stranieroLa nauseaLa noia sono già stati scritti, e molto tempo fa. È vero, ma di fronte alle blandizie dei ventenni e trentenni di tanta letteratura “giovane” contemporanea, il ritratto che Houellebecq fa della sua generazione risulta veramente duro e impietoso; e quando la lezione non è servita occorre ripeterla, ancora una volta.

 

Se qualcuno è interessato qui di seguito l’inizio del libro

http://digilander.libero.it/confratchianti/libri_houellebecq-particelle.htm

 

One Response to “Le particelle elementari. Michel Houellebecq”

  1. federico cesari Says:

    Indimenticabile!


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