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Materiali di studio e approfondimento

Vergogna. Ecco cosa significa baroni (cfr. riforma gelmini) dicembre 21, 2010

Filed under: Uncategorized — B. @ 5:12 pm

Cari ragazzi ecco un altro articolo della vergogna. Vi segnalo un bel post a proposito del mito della riforma gelmini dell’università. Leggete con attenzione:

E’ difficile sostenere una riforma per rilanciare l’università tagliando le risorse, già inferiori ai nostri Paesi competitors

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Vorremmo descrivere i punti cruciali per cui la riforma dell’Università non ci convince, sgomberando subito il campo dalla critica di voler conservare privilegi, posizione acquisita e status quo: noi ricercatori non ne abbiamo. Contiamo poco, indipendentemente dai fondi trovati, dai corsi insegnati, dai risultati prodotti. Risorse: secondo l’Ocse, l’Italia investe lo 0,8% del PIL in ricerca e il 9% in formazione contro una media rispettiva del 1,5% e 13,3%. E’ difficile sostenere una riforma per rilanciare l’università tagliando le risorse, già inferiori ai nostri Paesi competitors. Diritto allo studio: è istituito un fondo per il merito indipendente dal reddito, basato sulla beneficenza di privati, che concorrono a definirne gli scopi. Per i meno abbienti ci sono i debiti, per cui lo Stato funge solo da garante, quando si riduce il fondo per le borse di studio del 60%, e quando l’Italia investe un terzo rispetto ai paesi vicini con una simile popolazione studentesca come Francia e Germania.

Qualità ed efficienza: la riforma delega al Governo, tramite futuri decreti, la riorganizzazione dell’Università per migliorare qualità ed efficienza: il DdL non definisce nulla e non fa nulla per dare concretezza al merito, ponendo anzi un limite al suo valore: non più del 10% delle risorse saranno distribuite in base ai risultati. Governance. Si prevede un consiglio di amministrazione composto anche da esterni di nomina rettorale, con funzioni di indirizzo strategico e con il potere di chiudere corsi e sedi: una vera sconfitta della classe intellettuale, la cui portata appare nel momento in cui la Crui, massima espressione (teorica) dell’accademia, si preoccupa solo e unicamente di salvare i bilanci! E poi i baroni: il DdL fa sì che il potere sia tutto nelle mani dei professori ordinari, soprattutto quello di decidere dell’esito dei concorsi. Inoltre, per le condizioni contingenti di risorse e di turn-over, gli ordinari diminuiranno: l’Università sarà in mano a pochi ordinari con potere assoluto.

Per il reclutamento si istituisce l’idoneità nazionale sui titoli scientifici. La commissione sarà composta da soli professori ordinari, e potrà stabilire i criteri di abilitazione a piacimento, senza alcun legame col reale fabbisogno degli Atenei. L’effetto sarà quello di creare una lista pari a quella dei precari della scuola, in cui però l’assunzione effettiva ripropone le stesse modalità di selezione irresponsabile attuali. Infine i giovani: si introduce una nuova figura precaria, di ricercatore a tempo determinato, in aggiunta alle 17 esistenti. Oggi, si entra in ruolo a 36,5 anni con lo stipendio di 1200 euro al mese. Con la riforma si arriverà a 42,5 per ambire al posto da associato (stipendio 1800/mese). Noi siamo convinti che l’Università vada riformata profondamente, ma facendo una scelta chiara: guardando al futuro o al passato, privilegiando il rinnovamento o la conservazione. Noi non abbiamo nessun dubbio su quale sia la scelta da fare.

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Enrico Grisan
Paolo Guiotto
(ricercatori Università di Padova)

ed inoltre

Di Pietro: La riforma Gelmini salva i “baroni”, ed ecco il perchè

La Gelmini ha finalmente gettato la maschera, ha scritto Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, all’interno del suo blog.
E’ una bugiarda tale e quale al suo capo Silvio Berlusconi. Una “berluschina”. Un Berlusconi in miniatura

Di Pietro attacca il Ministro proprio sulla riforma che è stata votata, è che secondo la Gelmini colpirebbe i cosiddettibaroni.
Niente di più falso.
La Camera dei Deputati sta per approvare una riforma dell’università che affosserà ancora di più la ricerca e la qualità dell’istruzione pubblica in Italia. Ma la ministra ci aveva spiegato che bisognava approvarla lo stesso perché era contro i baroni universitari e contro il nepotismo che permette agli stessi Baroni di far assumere chi vogliono, parenti, amici e amanti, senza stare a guardare troppo per il sottile se hanno i titoli per entrare nell’Università o no.
E’ quanto scrive Di Pietro, ricordando che l’Italia dei Valori ha appoggiato il Ministro contro le assunzioni facili all’interno delle università, anzi, abbiamo presentato un emendamento per vietare di chiamare presso un ateneo chiunque avesse parenti fino al terzo grado in quella stessa università.
Esattamente come voleva il Ministro, no? Evidentemente no.

I finiani non avrebbero potuto bocciare votare contro il nostro emendamento senza perdere definitivamente la faccia, così il governo si è inventato un trucchetto per salvare i Baroni e il nepotismo facendo pure la bella figura di chi vuole essere ancora più rigido di noi. Ha presentatoun subemendamento che innalzava il grado di parentela addirittura fino al quarto grado. Ma il diavolo si nasconde sempre nei particolari. Nel testo del governo il divieto non riguarda più chi abbia un parente professore: scatta solo se il parente insegna nello stesso dipartimento che ha effettuato la chiamata.

Capito dove sta la fregatura? Per uscire da un dipartimento basta scrivere una letterina, e per rientrarci è uguale. Chi deve fare assumere il parente o l’amico di turno dovrà solo uscire e poi rientrare nel dipartimento come si fa con le porte girevoli dei Grand Hotel.
La presa in giro della ministra salva-baroni noi non la abbiamo certo potuta votare. I finiani invece ci si sono buttati di corsa, e così, con la loro complicità, la norma anti-parentopoli è stata ridotta a una farsetta. Adesso gli stessi finiani voteranno anche la riforma, dopo essere saliti con noi sui tetti per portare la loro solidarietà bugiarda agli studenti. Il sabato e la domenica manifestano con gli studenti e i precari, il lunedì votano in aula a favore della stessa legge contro cui avevano manifestato. Alla faccia della coerenza.
La loro è una truffa parlamentare e mediatica ai danni non solo degli studenti ma di tutti gli italiani. Noi dell’Idv siamo assolutamente contrari a questa riforma, il sabato, la domenica, e anche il lunedì e il martedì in Parlamento, perché toglie a professori, ricercatori e studenti la possibilità di avere un’università adeguata ai tempi.

Matteo Oliviero

 

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