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Vergogna. Ecco cosa fanno i baroni. dicembre 21, 2010

Filed under: Uncategorized — B. @ 5:17 pm

Cari ragazzi al peggio non c’è mai fine. Leggete qui (dal corriere di oggi 21 dicembre 2010)

 

ALLA VIGILIA DEL CORTEO E DELL’APPROVAZIONE DEL DDL

Sapienza-Tor Vergata,
parentopoli prima della riforma

Gli studenti ai politici: «Voi chiusi nei palazzi noi liberi per la città»

ROMA – Vigilia dell’approvazione della riforma Gelmini, ultimi colpi di coda dei Baroni. Infatti ecco che spuntano nuove assunzioni e promozioni di parenti negli atenei La Sapienza e Tor Vergata. Protagonisti: i familiari dei rettori Luigi Frati e Renato Lauro. A poche ore dall’approvazione del ddl università, che impone lo stop alle parentopoli (purtroppo solo attraverso un sub emendamento approvato in extremis) che vieta a padri, figli e parenti (con grado di parentela fino al quarto grado compreso) di stare negli stessi dipartimenti, sembrerebbe che nei due atenei capitolini si pensi di più a sistemare le famiglie che ai problemi dell’università.

Luigi Frati, rettore della Sapienza  (Agenzia Jepg)
Luigi Frati, rettore della Sapienza (Agenzia Jepg)

SAPIENZA – Alla Sapienza, Giacomo, 36 anni, figlio del rettore Luigi Frati, sta passando in questi giorni dal ruolo di professore associato a quello di ordinario. Le procedure formali sono andate in porto il 19 novembre e ha battuto 25 concorrenti (di cui 24 più anziani di lui). Appena in tempo per schivare l’approvazione del ddl. Giacomo Frati, dunque, sarà ordinario a Medicina, la stessa facoltà dove fino a poco tempo fa insegnava la madre e dove insegna anche la sorella Paola, ordinario, laureata in Giurisprudenza. Stessa facoltà di cui il padre è stato preside per anni. Stessa facoltà dove fino a poco tempo fa, prima di andare in pensione, insegnava Storia della medicina la madre di Giacomo e Paola. Cioè Luciana Rita Angeletti, professoressa ordinaria, moglie del Magnifico. Proprio lei che prima di approdare nell’università del marito per occuparsi di Storia della medicina, insegnava Lettere al liceo. Quindi ci fu un momento in cui Luigi, Rita, Giacomo e Paola lavoravano allo stesso indirizzo. Anzi festeggiavano il matrimonio di quest’ultima nell’aula Grande di Patologia Generale. Oggi tutta la famiglia Frati può fregiarsi dello straordinario titolo di ordinario. 

Renato Lauro, rettore di Tor Vergata (archivio Corriere)
Renato Lauro, rettore di Tor Vergata (archivio Corriere)

TOR VERGATA – A Tor Vergata sarebbe stata assunta lunedì come professore associato alla cattedra di malattie dell’apparato respiratorio la dottoressa Paola Rogliani, nuora del rettore Renato Lauro, 71 anni, ex preside di Medicina e Chirurgia (stesso percorso di Frati), che respinge le accuse spiegando che i concorsi sono stati banditi «nel 2008», molto prima delle norme anti-parentopoli della Gelmini. Il rettore ha in università anche il figlio Davide, 41 anni, ordinario di Endocrinologia. Stessa cattedra del padre prima di lui. 

I PRECEDENTI – Prima di Lauro era stato Magnifico per 12 lunghi anni Alessandro Finazzi Agrò che si ritrovava nella facoltà di Medicina e Chirurgia del suo ateneo non solo il figlio Enrico (professore associato) ma anche i nipoti di primo grado Calogero Foti e Gaetano Gigante (entrambi professori di Medicina riabilitativa con tanto di cattedra e primariato al Policlinico Tor Vergata). Mentre l’altro figlio, Ettore, è ordinario alla facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, così per dare il quadretto familiare al completo. Il binomio padri-figli non è però un’innovazione introdotta dagli ultimi rettori. Alla Sapienza Frati ha illustri predecessori: Renato Guarini prima (con le figlie Maria Rosaria e Paola, più il genero Luigi Stedile nei ruoli tecnici). E prima ancora Giuseppe D’Ascenzo (con il figlio Fabrizio) teneva famiglia in università. Insomma una tradizione che si tramanda da generazioni e generazioni di rettori.

GLI STUDENTI – Tutto questo accade alla vigilia di un nuovo corteo di protesta dopo una settimana di polemiche accese. «Non è tra i nostri obiettivi violare la zona rossa» giurano gli studenti dell’Università La Sapienza. Ma un altrettanto punto fermo è «non condannare ma neanche fare l’apologia di chi ha provocato gli incidenti del 14 dicembre». Malvina, ha 23 anni, una bellezza alla Pocahontas, iscritta alla facoltà di Lettere, fa parte di Uniriot, il network delle facoltà ribelli. Sul loro sito un editoriale dal titolo: «Il 14 dicembre può succedere sempre!».
Ma non riuscite proprio a dire la parola «condanniamo»? Gandhi non vi dice nulla?
«Quella di martedì scorso non è stata una manifestazione di soli studenti. In quella giornata è accaduto qualcosa. E non si può passare alla moviola ogni singolo gesto seppur inappropriato. Mercoledì vogliamo rilanciare tutte le azioni comunicative che ci hanno contraddistinto. La nostra protesta vive da due anni con lezioni all’aperto, flash-mob e con l’università aperta ai bambini».
Cosa cancellerebbe, se potesse, dal ddl sull’università?
«Una cosa assurda è aprire il cda ai privati. Assurdo anche dare maggiori poteri ai rettori. Non è un caso che la Crui (la conferenza dei rettori, ndr) non abbia aperto bocca. E soprattutto diciamo “No” alla chiusura dei luoghi decisionali, luoghi dove gli studenti possono parlare come i consigli di facoltà». Quindi, promette Malvina, «sfileremo in strada con un percorso a sorpresa» dalle 9.30 in poi, al grido: «Voi chiusi nei palazzi, noi liberi per la città».

IL DIALOGO – Come finirà questo braccio di ferro con il governo lo chiediamo anche a Giorgio Sestili, 26 anni, studente di Fisica e rappresentante del movimento «Atenei in rivolta».
Il centro storico «nun se tocca» ha detto il sindaco Gianni Alemanno.
Il centro storico l’abbiamo già violato in altre occasioni. E non violare la zona rossa non è una resa. Il governo si sbaglia a gettare benzina sul fuoco attraverso la repressione di Maroni o le parole di Gasparri. Il movimento studentesco è più intelligente. E continueremo la mobilitazione anche dopo l’approvazione del ddl Gelmini. Il governo deve cominciare a dialogare con noi. C’è un futuro da ricostruire».
C’è un nome con cui si potrebbe imbastire un dialogo?
«Se guardiamo l’attuale scenario parlamentare c’è il deserto».

SUL TETTO – Stefania Tuzzi, 19 anni di precariato, ricercatrice in Storia dell’architettura, è sul tetto della Sapienza ormai da 29 giorni. Al freddo e sotto l’acqua: «Sto diventando un pesce ormai…»
Quando scenderete definitivamente?
«Vedremo dopo il corteo. Speravamo di parlare con la Gelmini dopo che il presidente della Repubblica le ha inoltrato la lettera che gli avevamo inviato. E invece della Gelmini nemmeno l’ombra… Solo lunedì abbiamo visto l’onorevole Quagliarello. Un po’ tardi, no?». Stefania fa parte della Rete 29 aprile e sugli incidenti del 14 ha una idea precisa: «Certo che li condanniamo. Noi siamo rimasti sconvolti».
Ora cosa spera?
«Cosa spero? Io che non avrò gli anni sufficienti per avere la pensione? Parleremo con gli studenti e ci atterremo a quanto dice il ddl, cioè non faremo didattica (ora per il 40% sulle nostre spalle). Faremo solo ricerca».

Nino Luca
21 dicembre 2010

 

 

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