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Corrompeva i giovani e negava le divinità: morte al prof Farzad maggio 24, 2010

Filed under: Uncategorized — B. @ 5:38 pm

Cari ragazzi, oggi vi racconto una tragedia. E’ quella del prof Farzad Kamangar, insegnante e sindacalista condannato a morte e ucciso per impiccagione (assieme ad altri dissidenti politici) il 9 maggio 2010 dal regime Iraniano. Il professore era da due anni detenuto nel carcere di Rajai Shahr; Kamangar era stato condannato a morte dalla sezione 30 della Corte Rivoluzionaria iraniana il 25 febbraio del 2008. Il suo processo è avvenuto rigorosamente a porte chiuse ed è durato 10 minuti. Farzad Kamangar è stato ripetutamente torturato, maltrattato, minacciato e picchiato durante i mesi di prigionia, molti dei quali trascorsi in isolamento. Non ci crederete ma le accuse erano: “corruzione dei giovani” e “miscredenza della divinità”, vi ricorda qualcuno? Assurdo non vi pare? Ogni regime, ricordiamo sempre, userà sempre le stesse false motivazioni per ridurci al silenzio. Prima di morire ha lasciato scritte due lettere, una ai suoi allievi ed una ai suoi colleghi. Eccole.

Lettera del prof Farzad ai suoi allievi:

“Ciao ragazzi … mi mancate. Pieno dei vostri ricordi passo qui i miei giorni e le mie notti cantando canzoni sulla vita. Ogni giorno saluto il sole invece di salutare voi. Ogni mattina, dietro questi tristi muri, mi sveglio insieme a voi. Rido e dentro di me i vostri ricordi, dormo e dentro di me ancora i vostri ricordi. A volte la nostalgia mi strugge dentro che vorrei quasi fosse possibile dimenticare, lavar via tutto, proprio come facemmo quella volta, dopo essere ritornati da una gita scolastica, lavammo via la polvere della nostra stanchezza nelle acque chiare del fiume del nostro piccolo villaggio. Vorrei che fosse possibile… vorrei che fosse possibile donare le orecchie al suono dell’acqua e far perdere il nostro corpo nelle carezze dei fiori, mentre le nostre lezioni si riempiono della bellissima sinfonia della natura.Vorrei che potessimo lasciare i nostri libri di matematica, con tutti i loro problemi sotto una roccia, perché quando “il padre non ha pane da mettere in tavola” che differenza fa se Pi è uguale a 3.14 o 100,14? Abbiamo atteso un altro Norooz che avrebbe portato un paio di scarpe nuove, un vestito bello, una tavola piena di dolci e caramelle per tutti. Vorrei che fosse possibile, ancora una volta, insegnarvi in segreto il nostro alfabeto kurdo, lontano dallo sguardo furente del preside della scuola e cantare poesie e canzoni l’uno per l’altro nella nostra lingua, e tenerci per mano e ballare, ballare e ancora ballare.Vorrei che fosse possibile, ancora una volta, essere il portiere della squadra dei ragazzi del primo anno (scuole elementari), ragazzi che sognano di diventare Ronaldo, in modo che mi possano battere facendo goal nella porta dell’insegnante.È un peccato che la nostra terra, i nostri sogni e desideri siano coperti dalla polvere della dimenticanza, ancora prima di un ritratto lasciato nel dimenticatoio. Vorrei ritornare ad essere un membro del “Sign. Chain il costruttore” con le ragazze della prima classe (elementari), le stesse ragazze, lo so già, che in pochi anni scriveranno nei loro diari: “Vorrei non essere mai nata ragazza” Lo so che siete cresciute e presto vi sposerete, ma per me rimarrete sempre degli angeli, angeli puri, che portano nei loro occhi i baci di Ahura Mazda. Chissà, forse se voi angeli non foste nate nella povertà e nel dolore, adesso potreste raccogliere firme per la Campagna sulle donne. Se non foste nate in questa terra dimenticata da Dio non sareste costrette a dire addio alla scuole (a soli 13 anni) con le lacrime negli occhi. Ragazze della terra di Ahoora, quando un domani andrete a raccogliere i fiori nei campi per farne delle corone per i vostri figli, raccontate loro della vostra infanzia fatta di purezza e felicità. Ragazzi della terra del sole, lo so che non potete più cantare e ridere con i vostri compagni, perché dopo la tristezza nel diventare uomini, dovrete affrontare le difficoltà per guadagnare il pane quotidiano. Non dimenticatevi però delle vostre poesie, delle vostre canzoni, di Leyla, e dei vostri sogni. Insegnate ai vostri figli ad essere i figli della poesia e della pioggia, per la loro terra, per il presente e per il domani. Vi lascio al vento e al sole in modo che in un prossimo futuro, possiate cantare lezioni sull’amore e sulla sincerità alla vostra terra. Il vostro amico d’infanzia e giochi, il vostro insegnante…”
Farzad Kamangar – Carcere di Rajai Shahr, Karaj

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